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Il paradigma oasi

di Mino Specolizzi

A volte mi capita di interrogarmi sulle ragioni che hanno trasformato e consegnato a noi il paesaggio mediterraneo, quello che può  apparirci come un bellissimo giardino-frutteto incastonato nelle pietre o come  un cumulo di pietre contornato da maestosi ulivi, quello che ha preso determinate forme  legate a una  natura aspra e a una strategia dell’esistenza e della sopravvivenza.

Mi sono chiesto  che cosa  contraddistingue alcuni paesaggi in ciò compreso alcuni manufatti realizzati dall’uomo attraverso i secoli e i millenni: quale sia la traccia sacra  o l’importante fenomeno che ha influito sulla genesi di un determinato elemento. Questi “elementi” della presenza umana non vanno considerati al di fuori del paesaggio “naturale” salentino perché opera di un elemento della natura (l’uomo) ancora fortemente dipendente dalle sue leggi e da ciò che essa gli offriva sul posto. Queste testimonianze della presenza umana nel Salento sono spesso il ricordo di tempi grami e difficili, ma governati ancora da ritmi e dalle scadenze della natura e rispettosi di essi.

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Orto dei Tu'rat: dal Salento un'arma contro la desertificazione.

di Fabrizio Dentini

Pubblicato il 2 maggio 2010 da ilsecolo21

Cogliendo l’occasione fornita dalla Campagnia referendiaria per l’acqua pubblica: ACQUA BENE COMUNE,  (questi i luoghi dove si può firmare a Genova) Il Secolo 21 racconta grazie a Cosimo Specolizzi, un esempio di ingegno umano. Come sia possibile con tanta dedizione e sacrificio aprire un’alternativa differente per lo sfruttamento delle risorse della terra, in particolare appunto dell’aegua.

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Salento a Bologna e al nord

(Un ponte che apre le culture)

di Pierfrancesco Pacoda

Realizzato la scorsa estate, frutto di oltre un mese di lavoro, seguendo, con le telecamere i giovani suonatori di tamburello e gli anziani fisarmonicisti, gli interpreti filologici della tradizione e quelli che la rileggono attraverso i linguaggi contemporanei, il documentario ‘Attraverso la Notte della Taranta, diretto da Paolo Mongiorgi e Luisa Barbieri, prodotto da ArcoirisTV, è un film  nomade nella terra che danza al ritmo della pizzica.

Un reportage che sarà possibile vedere in anteprima sabato  28 alle 17.30 a Bologna, al Vag 61, all’interno di una giornata interamente dedicata a questo Sud così alla moda.

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Coleottero delle nebbie

I coleotteri delle nebbie sono lunghi 2-3 centimetri; ne esistono di diversi colori, ma predomina il nero. Le elitre sono butterate, e fuse assieme a racchiudere una cavità connessa alle vie respiratorie dell'insetto, cosa che consente di minimizzare la dispersione di umidità legata alla respirazione. Le zampe sono molto lunghe, in modo che il corpo non sia troppo vicino al suolo, che diventa rovente nelle ore più calde del giorno; inoltre, le zampe posteriori sono più lunghe, per cui l'insetto ha sempre una tipica posizione inclinata, con l'addome più in alto della testa.

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Fog Harvesting

Produzione acqua: nuovi strumenti e tecniche per il fog harvesting

da Edi82

La produzione di acqua nel Deserto del Namib, sulla costa ovest africana, è pressoché assente; ma un tipo di scarafaggio, chiamato coleottero delle nebbie, ha scoperto un'interessante modo per sopravvivere: quando la nebbia mattutina si abbassa, il piccolo insetto raccoglie gocce d'acqua sul suo dorso incurvato e poi fa scivolare giù la condensa fino alla bocca, riuscendo così ad idratarsi in un'area priva di acqua corrente.

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Orto dei Tu'rat Via Marco Polo 67, 73055 – (TORRE SUDA) RACALE (LE)
Cell (+39) 3282260629 – e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Puglia EventsEPPELA: le mezzelune fertili che spremono acqua dalla pietra

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