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Filosofia

Viaggiare. È proprio utile fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.
Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. E’ un romanzo, nient’altro che una storia fittizia. Lo dice Littrè, lui non si sbaglia mai.
E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi.
E’ dall’altra parte la vita.

F. Céline

 

Ciò che mette in evidenza la bellezza degli atteggiamenti, è la mente.

Z. Motokiyo

 

Sappiamo che il Sahara non è stato sempre un deserto, che ha avuto periodi di umidità e abbondanza, testimoniati dalle immagini preistoriche dipinte e graffite a migliaia sulle sue rupi. Raffigurano un ambiente ricco e popolato dove, oltre 8.000 anni fa, comunità umane conducevano un’esistenza opulenta che consentiva la liberazione di tempo utile per la creazione, il pensiero, la religione e l’arte. (…) L’umanità impara a domesticare e selezionare le piante e gli animali e a modificare produttivamente lo spazio che la circonda. Imbocca il lungo cammino che separerà sempre più la natura e la cultura. E proprio la conoscenza fu la causa della distruzione di quei primi paradisi. Infatti le grandi mandrie di buoi, sostituite alla varietà delle specie, determinarono un carico eccessivo per l’ambiente. Imposero la trasformazione delle foreste in pascoli, cosa che provocò con il tempo la sparizione del manto vegetale. Il suolo, non protetto dagli alberi, fu smantellato dall’escursione termica e dal vento, e trasformato in sabbie sterili. La gran parte delle acque superficiali sparirono, asciugate dal sole o inghiottite dal sottosuolo.

Solo in seguito a questa catastrofe l’umanità, rimasta sola di fronte al deserto, ne ha appreso la dura lezione, e la civiltà delle oasi porta il segno di quella caduta, dell’errore  della catastrofe originaria, e della grande capacità di rinascita. (…)

Spesso i Tuareg, a tramonto siedono immobili sulla cima delle dune più alte. Dicono di ascoltare la voce del gigante. Questa voce risuona come un grido. Il grido del deserto che nessuno può ignorare. Esso dice: solo un nuovo patto tra tutta l’umanità, e tra questa e le specie animali e vegetali, può garantire la sopravvivenza di quell’oasi nel cosmo che si chiama Terra.

P. Laureano

 

L’ultima ragione che penso possa avere un qualche importanza nel comportamento irrazionale è il rifiuto psicologico (che originariamente era un termine tecnico per un preciso fenomeno emotivo, ma che oggi è entrato nel linguaggio quotidiano). Se percepiamo qualcosa che  ci provoca emozioni dolorose, tendiamo inconsciamente a sopprimerlo o a negare l’evidenza, anche se i risultati pratici di questo gesto potrebbero dimostrarsi disastrosi. Le emozioni più frequentemente responsabili d questo comportamento sono il terrore, l’ansia e il dolore, e gli esempi più tipici sono il blocco della memoria, o il rifiuto di pensare alla possibilità che nostro marito, nostra moglie, nostro figlio o il nostro migliore amico possa morire, perché il pensiero di questa eventualità è troppo doloroso.

Facciamo un esempio pratico. Una comunità vive in una valle ai piedi di un’alta diga, che in caso di cedimento provocherebbe una catastrofe. Quando gli esperti di sondaggi d’opinione chiedono agli abitanti della valle se sono preoccupati per una tale eventualità, scoprono che, com’è ovvio, la paura cresce con l’aumentare della vicinanza con la diga, ma anche che, raggiunta una punta massima, il timore decresce a pochi chilometri dal pericolo fino a sparire del tutto: le persone che abitano proprio sotto alla diga, quelle che con maggiore certezza morirebbero se la struttura cedesse, si dichiarano tranquille. Ciò avviene per un meccanismo di rifiuto psicologico: l’unico modo di mantenersi mentalmente sani, pur avendo ogni giorno di fronte agli occhi la diga che incombe, è negare l’eventualità che possa rompersi. Il rifiuto psicologico è un fenomeno ben accertato in ambito individuale, e sembra che possa applicarsi altrettanto validamente alla psicologia di gruppo.

J. Diamond

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