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Orto dei Tu'rat

Parole Sante

PARLAVA A PIETRE UNA SULL'ATRA AUTORI

Sono 28 i poeti che raccontano in questa antologia un modo inedito di parlare alla terra, di stare nei luoghi con lo sguardo di chi sa cogliere una storia trasversale, una storia che passando da alcuni estremi porta inesorabilmente a sud.Una terra di Salento che appare qui quasi una categoria dello spirito, luogo dell’oggi in cui la poesia può camminare guardando il presente senza dimenticarsi antiche suggestioni, ombre di dolmen e di menhir, bisbigli di macare che sembrano far virare le parole in una zona di margine, di confine. È un poeta salentino ad ispirare i versi di questi autori, Antonio Verri, che “parlando a pietre una sull’altra”, invitava a trovare un proprio modo di dialogare con i luoghi e di mettersi in gioco per creare una comunità nomade nel sentire, una comunità che – come scrive Mauro Marino nella sua bellissima introduzione – «sappia Mondeggiare il Mondo. Muoverlo scuoterlo disturbarlo rispetto a ciò che di solito è comunemente accettato».

Libro Parole Sante - Orto dei Tu'rat

Con la V edizione di "Parole Sante", abbiamo sentito l'esigenza di fermare le parole dei poeti su carta, con la pubblicazione "Parlava a pietre una sull'altra" edizioni Kurumuny. Dal continuo e sentito rapporto con un territorio che avvertiamo fortemente minacciato, il libro è stato dedicato al popolo degli ulivi, anch'essi minacciati, ma soprattutto per noi il libro rappresenta uno strumento di resistenza e metamorfosi.

Sottoscrivere l'Orto dei Tu'rat sotto forma di tesseramento, acquistando un libro è per noi linfa vitale per procedere alla costruzione di nuove strutture della sostenibilità agricola ed alla forestazione dell'Orto.

Per info e acquisti telefonare a Mino 3282260629 oppure scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tutto questo perché crediamo in una nuova e strategica possibilità di creare paesaggio e sostenibilità del mondo vegetale ad impatto ambientale zero. Grazie a quanti faranno crescere l'Orto dei Tu'rat.

Programma EVENTI.dell'Associazione Orto dei Tu'rat

  • TUTTO
  • Musica
  • Poesia
  • Data
  • Titolo
  • Inserimento
  • Casuali
  • 02 Aprile 2016

    Antologia poetica salentina contemporanea Biblioteca Comunate "M. Abatelillo" - TAVIANO Parole Sante "Parlava a pietra una sull'altra" 02 Aprile 2016  
    • Musica
    • Poesia

PANGEA - Sistemi di captazione dell'acqua

2-sistemi-di-captazione-dell'acqua

 

Già dai 12.000 ai 10.000 anni fa, venivano realizzate strutture di sostegno dei suoli, muri di pietrame e piattaforme di argilla per la cattura dell’acqua. In zone aride come l’Africa, il Medioriente e l’Anatolia, data la mancanza di pioggia, si svilupparono metodi di captazione e gestione dell’acqua.

Ancora prima della nascita delle tecniche d’irrigazione, si utilizzò l’acqua presente in condizioni di aridità sfruttando l’umidità atmosferica e l’acqua dei sedimenti del terreno. Nelle aree situate vicino a bacini, corsi d’acqua e ammassi di pietrame che favorivano l’apporto di vapore acqueo, l’umidità che si deposita sul suolo, ha avuto un ruolo determinante. I terreni alluvionali, i corsi asciutti degli wadi, conservano le riserve idriche negli strati superiori. Queste aree geografiche, diventeranno l’habitat delle prime società neolitiche.

Strutture di captazione

Pietre allineate – catturano l’acqua che sprigionano i venti umidi e la condensa che si forma durante la notte

Harrah – dighe in pietra usate nei sistemi agricoli sabei e nabatei

Sbarramenti lungo gli wadi – sbarramenti che bloccano il flusso sotterraneo lungo gli wadi e drenano l’acqua dei sedimenti tramite canalizzazioni che irrigano i terrazzi ai bordi dell’alveo

1pietre allineate-harrah-sbarramenti

Specchie (Puglia)

Le specchie sono cumuli di pietra calcarea sparsi per le campagne.

Questi ammassi di pietrame a secco, di forma generalmente conica, funzionano come condensatori di umidità : la temperatura notturna calando, dà origine al fenomeno della condensa permettendo l’accumulo di acqua.

Tale tecnica, molto antica, è usata a causa della scarsa piovosità sul territorio e della mancanza di circolazione superficiale di acqua sui terreni calcarei.

L’uso sepolcrale delle specchie, è limitato a pochissimi esempi ed è possibile che sia successiva all’uso originario di dispositi idraulici.

specchiaTu’rat (Puglia)

Le tu’rat sono dei tumuli di pietra a forma di mezzaluna. Sfruttando le nebbie e i venti umidi della costa jonica, al loro interno è possibile far crescere piante e alberi per l’effetto di accumulo di acqua piovana.

Questa tecnica è molto antica ed è diffusa anche nel deserto del Negev, in Perù, negli USA, in Cina e in Nuova Zelanda.

3 tu'rat

Tanka (Spagna)

Muri a secco, usati in agricoltura, che funzionano da collettori di rugiada e captano il vento carico di umidità grazie alla disposizione delle pietre con larghi interstizi.

tanka Spagna

Superfici di captazione

Jazzo (Laterza-Puglia)

Muretto a secco utilizzato come recinto e superficie di captazione dell’acqua.

Al suo interno, mediante la pendenza del terreno, si deposita l’acqua piovana.

5 jazzo

 

Raccolta di acqua negli ipogei a corte

Ingresso di grotte che condividono l’aia-giardino funzionante da captatore d’acqua.

6 ipogei a corte

Masseria rupestre di San Falcione

Masseria rupestre di San Falcione

 

Masseria rupestre

Masseria rupestre con ipogei a corte

 

Abitazioni a terrazza e impluvio

Organizzazione strutturale di una masseria per raccogliere l’acqua delle piogge.

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Masseria

 

 

Laghi di Conversano (Bari-Puglia)

Sono un’insieme di dieci doline carsiche dove si accumulano, temporaneamente, le acque meteoriche.

Nelle doline sono stati costruiti pozzi che raccolgono e preservano le acque superficiali per gran parte dell’anno.

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Lago di Sassano

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Lago asciutto


 

 

Spremere acqua dall'aria Di Angelo Gilotti

Spremere acqua dall'aria

 
 
Orto dei Tu'Rat
Da un po' di tempo a questa parte assistiamo alla presentazione di ogni sorta di diavoleria atta a estrarre acqua dall'aria. Il fatto che i venti trasportino una certa quantità d'acqua ha stimolato fantasia e creatività di ingegneri, inventori e imprenditori che, vuoi per estrema necessita (gli israeliani ad es.) vuoi perché hanno fiutato l'affare del secolo (gli israeliani + il resto del mondo) hanno prodotto una marea di apparecchiature varie per estrarre acqua dai venti umidi. Certo, in effetti l'acqua tra un po' sarà un bene prezioso, ma fino a quando la considereremo un mezzo di trasporto per i nostri escrementi non avremo acquisito la giusta sensibilità per trattare questo problema. L'acqua è sempre più inquinata e sempre più rara, ma in tempi non sospetti, quando ancora questo liquido vitale non era contaminato dalle attività umane, i nostri progenitori avevano già delle tecniche validissime per estrarlo dall'aria, specialmente in quei posti dove anche a scavare per un chilometro non si sarebbe spremuta una goccia d'acqua. Nell'aria non c'è tantissima acqua (circa il 3% in peso), ma se consideriamo la facilità di spostamento di grossi volumi di aria attraverso il vento si può comprendere come la risorsa cominci a diventare di una certa consistenza e di un certo interesse anche in ottica futura. Esempi di strutture di condensazione esistono fin dalle prime forme di civiltà umana con forme e strutture diverse ma che sfruttano sempre il seguente semplice principio: l'aria umida entra in contatto con la superficie delle pietre, l'acqua condensa su queste superfici e viene raccolta attraverso la stessa forma della struttura per essere usata come acqua potabile o per altri usi. Le più semplici strutture per la condensazione sono i muri a secco che incontriamo nelle campagne, spesso al sud (Sicilia, Puglia, ecc.), ma anche nel nord Italia (Liguria ad es.), certo sono delle strutture di raccolta involontarie, cioè non sono state costruite per quello scopo, ma loro non sapendolo continuano a condensare l'acqua presente nei venti umidi che le colpiscono. La condensazione dell'acqua sui muri a secco crea un particolare ambiente alla base della struttura che normalmente favorisce la crescita di vegetazione e funghi che spesso si trovano alla base dei muri (ad esempio in Sicilia i muri a secco sono uno dei luoghi dove crescono meglio gli asparagi selvatici). Inoltre la fitta rete di muri a secco favorisce l'infiltrazione dell'acqua nel terreno agendo da barriera per le acque di scorrimento superficiale. Camillo Reina, un geologo pugliese del ‘900,  ha dimostrato l’efficacia di questo arcaico sistema di irrigazione verificando la capacità di condensare l’acqua dall’aria atmosferica, ma anche quella di arrestare il processo di evaporazione garantendo un continuo rifornimento di acqua alla radici delle piante. In pratica il muro garantisce anche una sorta di "pacciamatura pietrosa". In Puglia ad esempio, dove si concentra lo studio di Reina, terra dove l’acqua è preziosissima, si realizzano le condizioni per trarre vantaggio dall'umidità atmosferica a beneficio di alberi, a mezzo di muretti a secco. La conferma della capacità dei muretti a secco di condensare il vapore acqueo viene da una tecnologia dell’antichità che veniva chiamata i “pozzi di rugiada”. Sotto questa dicitura venivano raccolte tutte le costruzioni che riuscivano a far condensare l’umidità atmosferica e convogliarla verso precisi usi. I pozzi di rugiada ritrovati sono molto antichi e di diverse dimensioni, il principio è semplice: si tratta di strutture costituite da pietre giustapposte, con delle cavità che permettono al vapore di entrare, ma sono al riparo dal calore solare diurno, e dal vento che disperderebbe la condensa. Quindi durante il giorno, mentre l’aria esterna si scalda, le rocce rimangono fresche e consentono al vapore di condensare quando impatta sulla loro superficie. Strutture del genere sono molte frequenti in tutte le culture e civiltà, citiamo i pozzi d’aria di Teodosia (500 a.C.), gli antichi stagni di rugiada del Sussex Downs delle colline di Mariborough e del Wiltshire. Più recenti sono le invenzioni dei pozzi ad aria di S.B. Russell (1922), L. Chaptal (1929) di Achille Knapen (1930) e C. Courneya (1982).
Trafiletto su popular science del pozzo di Russell

Il muro a secco è nato certamente con altre finalità, la condensazione dell’acqua è un meraviglioso ed inaspettato “effetto collaterale” positivo, ma proprio per questo in Puglia, alcuni pionieri italiani di questa tecnica, hanno considerato che il muro a secco era assolutamente migliorabile come tecnologia per “spremere” acqua dall’aria. Dopo tanto studio e vari esperimenti hanno capito l’importanza della morfologia della struttura del muro a secco e anche l’orientazione della struttura stessa rispetto ai  venti ricchi di vapore acqueo (libeccio e scirocco in quel territorio). Riprendendo gli studi di Pietro Laureano, hanno riportato in vita delle strutture arcaiche di condensazione, delle mezzelune in pietra a secco opportunamente orientate rispetto ai venti carichi di umidità che hanno la capacità di drenare acqua dal vento umido che sferza la pianura salentina. Questa tecnologia è stata ampiamente ignorata dagli scienziati contemporanei, forse perché non ha bisogno di energia, forse perché è assolutamente gratuita e forse anche perché siamo stati abituati ad una tale abbondanza d’acqua che ci è sembrato normale utilizzarla per trasportare i nostri escrementi con i sistemi fognari. Ma adesso il problema si comincia a sentire anche nel ricco occidente, l’acqua è sempre più inquinata e sempre più rara, l’acqua potabile ha un prezzo sempre più elevato, tanto che ha attirato i famelici interessi delle multinazionali (anche in Italia sono rimasti pochi comuni con l’acqua gestita dal soggetto pubblico). In questo contesto ambientale sempre più inquinato, sempre più irrimediabilmente depauperato, il recupero di questa antica tecnologia può significare un grande aiuto per chi coltiva la terra, in particolare per chi si occupa di aridocultura,  e anche un grande risparmio in termini energetici e di lavorazione del terreno, senza contare che potrebbe essere un’arma eccezionale contro l’incipiente desertificazione del nostro territorio. Da questa esperienza pugliese è nata un’associazione culturale chiamata Orto dei Tu’Rat che ha realizzato il proprio progetto su un terreno ad Ugento nel Salento, questo è il loro sitoOrto dei turat.
 

A proposito di Xylella. Di Parassiti, di alcuni criminali e di altre questioni

DI PARASSITI, DI ALCUNI CRIMINALI E DI ALTRE QUESTIONI

A proposito di Xylella 

 

Cerchiamo di mettere alcuni punti fermi in questa faccenda del disseccamento degli ulivi del Salento, nella quale a nostro avviso ignoranza e confusione sono state diffuse 'scientificamente' dalla quasi totalità dei media e delle istituzioni, e lo facciamo partendo dalla premessa che non c'è per noi peggior nemico di chiunque eserciti una qualche forma di potere su altri individui e che nulla ci appare più odioso dell'ignoranza e della paura di cui il potere ha sempre bisogno per potersi esercitare.

 

Diciamo subito intanto chenoi non crediamo che il batterio (Xylella fastidiosa, subspecie pauca, ceppo CoDiRO) sia davvero il responsabile (o, almeno, il principale responsabile) dei fenomeni di disseccamento degli ulivi del Salento: quello di cui invece siamo convinte è che sia in atto un vero e proprio piano criminale, che vede agire di concerto diverse istituzioni regionali, statali ed europee, e che ha come fine l'eliminazione dei limiti e delle salvaguardie che fino a poco tempo fa impedivano nel Salento la distruzione degli alberi secolari di ulivo. Tutto ciò allo scopo finale di spalancare la strada a diverse speculazioni, che vanno dalle mega strutture turistiche (soprattutto resort e campi da golf) all'impianto degli uliveti cosiddetti “superintensivi”, sicuramente più funzionali agli obiettivi di profitto delle mafie agroindustriali pugliesi.

E' ormai chiaro che il disegno della classe politica e delle lobby padronali della regione è quello di trasformare profondamente il territorio salentino, squalificandolo al livello di un volgare 'divertificio' turistico per tutte le classi, circondato da un’agricoltura intensiva a basso costo e totalmente meccanizzata, diretta alla produzione di alimenti scadenti e non autoctoni e caratterizzata da modalità produttive aggressive sia nei confronti dell'ambiente bio-naturale che del contesto sociale ed economico del territorio. Tutto ciò, naturalmente, al solo scopo dell'arricchimento personale di pochi.

 

Come questo piano si stia realizzando, da alcuni anni a questa parte, cercheremo di spiegarlo.

 

Xylella è un patogeno da quarantena inserito nella lista A1 dell’EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization): si tratta di un batterio che prolifera nei vasi xilematici delle piante (quelli che portano la linfa grezza, ossia l’acqua e i soluti in essa disciolti, dalle radici alle parti periferiche delle piante), causandone l’occlusione e quindi una serie di alterazioni in grado di determinare, in alcuni casi, anche la morte delle piante infette.

Si contano almeno 300 specie vegetali interessate dall'attività del batterio, alcune decine delle quali sono state certamente individuate nel Salento: non solo, quindi, l'olivo, ma anche mandorlo, oleandro, ciliegio, vinca, polygala, mimosa, catharanthus, rosmarino, mirto, ecc., ecc..

La trasmissione del batterio non può avvenire mediante contatto o diffusione aerea, ma esclusivamente ad opera di alcuni insetti vettori che si nutrono succhiando la

linfa dai vasi xilematici delle piante infette: con la linfa dei vasi legnosi gli insetti risucchiano anche i batteri che si fissano e si moltiplicano nel tratto iniziale del loro sistema digerente, per essere re-iniettati in altre piante durante le successive alimentazioni. Non tutte queste inoculazioni danno luogo a infezioni di X. fastidiosa: solo nel caso che la pianta ricevente sia suscettibile, il batterio è in grado di moltiplicarsi e diffondersi, formando colonie che possono rimanere  latenti nella pianta infetta ovvero indurre una malattia sintomatica.

Allo stato attuale l’unica specie diffusa nelle aree 'infette' del Salento, per la quale è stata dimostrata la capacità di trasmettere il batterio, è il Philaenus spumarius L., meglio nota come “Sputacchina media” per la schiuma bianca, simile alla saliva, in cui vivono immerse le forme giovanili dell’insetto. Questo insetto (un rincote omottero di origine europea, ormai cosmopolita) può interessare centinaia di piante ospiti: la sua diffusione nelle regioni del sud, in alcuni periodi dell'anno, è praticamente paragonabile a quella di mosche e zanzare.

 

In pratica, la tesi sostenuta dal CNR di Bari, dall'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, dall'Università degli Studi di Bari, dallo IAM (Istituto Agronomico Mediterraneo), dal Corpo Forestale dello Stato, da tutte le organizzazioni professionali (Coldiretti, Confagricoltura, Copagri e CIA) e dalla maggior parte delle organizzazioni dei produttori della provincia di Lecce, quella sulla base della quale è stato costruito l'intero piano straordinario che attribuisce poteri altrettanto straordinari al commissario Silletti, si basa su questo assunto indiscusso: il batterio (contro il quale, ci si dice, non esiste al momento una cura diretta) è giunto nel basso Salento probabilmente attraverso l'importazione di piante ornamentali dal Costa Rica in qualche vivaio della zona ed è stato 'diffuso' negli uliveti dalle attività della sputacchina. Di conseguenza, tutte la strategia di lotta al batterio si incentra sull'obiettivo di evitarne l'ulteriore diffusione, attraverso la distruzione delle piante infette (ulivi perlopiù ultracentenari, ma anche gli oleandri dello spartitraffico della superstrada Lecce-Brindisi) e degli insetti che veicolano il contagio.

A complicare ulteriormente la faccenda concorrono altri fattori: in primis il fatto che xilella fastidiosa 'colpisce' praticamente gran parte del paesaggio arboreo del mediterraneo; inoltre, la sputacchina appartiene alla categoria degli insetti cosiddetti 'autostoppisti', cioè è solita approfittare del passaggio su indumenti, auto e altri mezzi meccanici in movimento, per spostarsi velocemente da un luogo all'altro...........

Tuttavia, il Piano Straordinario della Regione, con l'avallo del governo centrale e delle commissioni europee, continua ad avere come unico obiettivo il contenimento della diffusione del batterio. Attualmente, sono state individuate nel Salento tre zone (cosiddette 'di infezione', 'cuscinetto' e 'di sorveglianza') all'interno delle quali le direttive prevedono, oltre al monitoraggio e all'obbligo di alcune 'buone pratiche agronomiche', anche misure drastiche come l'uso obbligatorio di insetticidi contro gli insetti vettori e l'eradicazione delle piante ritenute 'infette' e di tutte le specie vegetali comprese in un raggio di cento metri dalle piante 'incriminate'.

 

In realtà, già nelle “Linee Guida” diffuse circa un anno fa dalla Regione Puglia, ad uso di studiosi ed agricoltori vari, si parlava più correttamente di 'Complesso del Disseccamento Rapido dell'Olivo' (CoDiRO, appunto, come il ceppo genetico della Xilella da loro stessi individuato) e si descrivevano, altrettanto diffusamente, almeno altre due 'concause' dei problemi degli ulivi: la prima è l'attività del cosiddetto 'rodilegno giallo' (Zeuzera Pyrina), un lepidottero ben conosciuto dagli olivicoltori salentini, le cui larve (che possono raggiungere a maturità i 60 mm di lunghezza) vivono scavando lunghe gallerie nei rami o nelle branche degli ulivi. Questa attività trofica delle larve della zeuzera determina l'interruzione del trasporto della linfa vegetale, ma consente anche la penetrazione e la diffusione nel legno di diversi funghi lignicoli che, sviluppandosi, ostacolano ulteriormente il flusso linfatico.

L'altro agente patogeno indicato come concausa del disseccamento sono infatti diverse specie di funghi lignicoli (soprattutto appartenenti ai generi  Phaeoacremonium e Phaeomoniella spp.) i quali risultano sempre presenti nei casi di disseccamento degli ulivi, a differenza del batterio, che è stato trovato solo su alcune delle piante che manifestano i relativi sintomi: a tutt'oggi, infatti, anche secondo i dati di istituzioni come l'EFSA (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare), i ritrovamenti di xilella sugli alberi analizzati in tutta la regione sono relativamente pochi (612 su 26755 campionamenti, poco più del 2%!).

Una domanda sorge subito spontanea: di che cosa si sono ammalati tutti gli altri alberi di olivo che manifestano disseccamenti?

La diffusione di diverse specie fungine a danno degli ulivi, tra l'altro, è un fenomeno con il quale l'olivicoltura salentina è costretta già da alcuni anni a fare seriamente i conti: l'aumento delle pluviometrie annue (e, in generale, un significativo innalzamento dei tassi di umidità, legato agli indiscutibili cambiamenti climatici delle ultime stagioni) insieme al ripetersi di inverni caratterizzati da temperature miti, ha sicuramente favorito la continuità dei cicli biologici di alcuni parassiti, prime fra tutti alcune specie fungine. Sarebbe bastato questo semplice ragionamento (confortato, tra l'altro, dalle osservazioni e dalle pratiche quotidiane di diversi/e contadini/e della nostra terra) ad indirizzare le ricerche verso un approccio più virtuoso e curativo rispetto al vero e proprio piano di sterminio elaborato dalle istituzioni.

Ma per questo tipo di ricerca non sono previsti contributi europei, e tutte queste buone pratiche agricole non fanno girare molto denaro......

Si sarebbe potuto anche riflettere sul fatto che, nelle zone del basso Salento in cui i disseccamenti sono più diffusi, la cura e la gestione degli uliveti è di fatto da anni abbandonata, soprattutto per ragioni 'economiche', quando non è (ancora peggio!) limitata al solo uso indiscriminato di sostanze chimiche: per il diserbo, per la concimazione, per il contenimento dei parassiti, ecc., ecc..

Non c'é nessun bisogno della xylella per spiegare quello che sta accadendo: la stragrande maggioranza delle piante pugliesi curate con buonsenso non manifestano sintomi alcuni di malattia, ed è evidente la ripresa degli ulivi in via di disseccamento dopo che gli stessi sono stati 'trattati' per alcuni mesi  con le tecniche dell'agricoltura naturale o 'biologica' (che poi sono le stesse pratiche utilizzate da secoli dai nostri vecchi contadini).

 

Fin qui la fitopatologia, la botanica, l'agricoltura, l'entomologia.

Poi, però, viene anche la politica e, inevitabilmente, l'economia.

 

Una serie di fatti:

 

- Nel settembre del 2010 lo IAM (Istituo Agronomico Mediterraneo) organizza presso la sua sede di Valenzano (BA) un convegno per esperti del settore sulle tecniche di contenimento di alcuni ceppi di Xilella f.. Sulla faccenda c'è da registrare (per chi crede ancora a queste cose) anche una indagine della procura di Lecce in relazione alla provenienza del batterio che si è diffuso nel Salento. Lo IAM oggi si giustifica dicendo che il ceppo di Xylella interessato (col quale sono state fatte prove di inoculo, diffusione e controllo) era di un ceppo diverso da quello che sta distruggendo le piante di olivo salentine, e comunque giura che il batterio è stato distrutto a conclusione dei lavori del workshop. Quest'ultima affermazione, però, non può essere verificata da nessuno, nemmeno a livello istituzionale, dato che il centro di Valenzano dello IAM è un istituto internazionale che ha carattere di extraterritorialità e in quanto tale gode di una totale immunità giudiziaria. Il commissario straordinario per l'emergenza Silletti (comandante del Corpo Forestale dello stato), allo scopo di ribadire la fiducia delle istituzioni nei confronti del centro di ricerca, ha voluto che proprio all’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari fosse formato il personale del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale di Lecce destinato all'applicazione sul campo del piano straordinario (comprese le eradicazioni degli ulivi ultracentenari).

 

- Bayer, Syngenta, Novartis, Dupont sono le multinazionali che producono i principi attivi della maggior parte degli insetticidi chimici il cui utilizzo è reso obbligatorio dal piano straordinario contro gli insetti vettori della Xylella. Si tratta di almeno quattro irrorazioni, da effettuarsi obbligatoriamente sulle piante di ulivo tra maggio e settembre, utilizzando sostanze come Imidacloprid, Etofenprox, Buprofezin, Dimetoato, Deltametrina, Lambda cialotrina, Clorpirifos metile. Alle aziende agricole salentine è fatto obbligo di acquistare con fattura i formulati previsti, al fine di poter permettere alle guardie di controllarne l'effettivo utilizzo.

Questa ordinanza, provvisoriamente sospesa durante il periodo delle elezioni regionali (con la motivazione/scusa dei ricorsi presentati al TAR del Lazio da 27 aziende vivaistiche e agricole salentine a marchio bio contro il piano straordinario Silletti), ha ripreso pienamente la sua validità subito dopo la elezione di Emiliano (PD) al governo della regione (elezioni che hanno praticamente riconfermato la classe dirigente legata all'ex governatore Vendola).

 

- Secondo uno studio di Arpa Puglia su dati Istat relativi all’anno 2011, con oltre 155mila quintali di prodotti fitosanitari utilizzati, la regione Pulglia è quarta in Italia per l'uso di pesticidi, preceduta solo da Veneto, Emilia Romagna e Sicilia.

 

- La multinazionale Monsanto, colosso mondiale della produzione di sementi transgeniche, si occupa anche della selezione di specie resistenti al batterio riscontrato in Puglia. Lo fa attraverso “Allelyx”, società partecipata che ha per nome proprio l’anagramma di “Xylella”. Sembra che alcune centinaia di migliaia di giovani piante di olivo resistenti al batterio siano già state 'prodotte' in Israele e siano già disponibili per i mercati del Mediterraneo.

 

- Da più di dieci anni esistono nella provincia di Lecce associazioni di proprietari di grandi estensioni di uliveti secolari (leggi 'latifondisti'), costituitesi con il preciso scopo di ottenere delle leggi che vadano in deroga alle normative regionali e nazionali che limitavano fino a qualche tempo fa la distruzione di queste piante monumentali. Non contenti dei milioni di euro di fondi pubblici che ricevono in virtù delle politiche agricole comunitarie (nonostante tengano gli uliveti in stato di completo abbandono), questi proprietari puntano alla valorizzazione dei 'loro' terreni, con l'intenzione di trasformarli in complessi turistici e campi da golf (sono circondati dal meraviglioso mare del Salento!).

In altri casi, la prospettiva è quella di trasformare questi uliveti secolari in impianti superintensivi, nei quali sia possibile effettuare una  certamente più economica raccolta meccanizzata,  sulla scia di ciò che è accaduto in Spagna negli ultimi vent'anni e che ha consentito a questo paese di raddoppiare la sua produzione di olio, superando la Puglia e l'Italia nelle classifiche della produzione mondiale.

 

- Questa trasformazione 'industrialista' dell'agricoltura pugliese è perfettamente coerente con le politiche di Confindustria Puglia e corrisponde interamente ai desideri delle dirigenze delle associazioni di categoria pugliesi e delle istituzioni regionali. Tra i suoi più 'affidabili' sostenitori ne nominiamo solo due, forse i più importanti: Dario Stefano, senatore SEL, già membro della giunta di Confindustria Puglia, assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione nel secondo mandato del 'governatore' Vendola, a cui fa sponda a livello europeo Paolo Di Castro, già ministro delle Politiche Agricole e Forestali nel primo e nel secondo governo D'Alema, deputato PD al parlamento di Bruxelles, dove ricopre la carica di presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale. La principale preoccupazione di questi personaggi negli ultimi mesi sembra essere quella di garantire “adeguate misure compensatorie” per gli agricoltori (leggi: “elettori”) colpiti dalla diffusione del batterio, e soprattutto il riconoscimento dopo “l'emergenza Xylella” dello stato di 'calamità naturale': in parole povere soldi, tantissimi soldi, da far piovere sulle ceppaie dei nostri ulivi secolari tagliati con le motoseghe.

 

- In realtà, i risarcimenti diretti previsti fino ad oggi per i proprietari degli ulivi abbattuti sono irrisori: si parla di 11 milioni di euro per un milione di piante (circa 11 euro a pianta). E’ stato deciso inoltre che i soldi li avranno solo i proprietari che abbatteranno volontariamente gli alberi, mentre chi si opporrà ai diktat del piano straordinario non solo non riceverà un soldo, ma dovrà anche pagare l’azione delle guardie del commissario.

Anche le modalità del risarcimento sono a dir poco sospette: ad accedere alle misure saranno solo le aziende agricole che dimostreranno una perdita superiore al 30% della loro produzione lorda vendibile; i giornali parlano da sempre di un “sussidio” previsto anche per il resto dei proprietari che non sono aziende agricole, ma di questa specifica non esiste traccia su nessun documento ufficiale.

 

- La maggior parte dei soldi che sono già arrivati sono invece finiti nelle tasche di, ripettivamente:

 

a) quattro enti di ricerca convenzionati con la regione Puglia: lo IAMB, già citato, il CNR di Bari, l'Istituto Basile Caramia di Locorotondo, l'Università di Foggia; per qualsiasi altro istituto, di qualsiasi altra parte del mondo, la ricerca sulla xylella nel Salento è proibita: è considerata illegale, fuorilegge;

 

b) il Corpo Forestale dello Stato Italiano, da alcuni mesi corpo di polizia a tutti gli effetti, di cui Silletti, il commissario straordinario per “l'emergenza xylella”, è generale;

 

c) l'ARIF, Agenzia regionale per le risorse irrigue e forestali, in pratica l'esercito sguinzagliato nel Salento per ingaggiare “la guerra alle cicale” (come l'ha chiamata Vendola il giorno della nomina di Silletti a commissario straordinario): una pletora di oltre mille dipendenti, comandati da Giuseppe Maria Taurino, fondatore della società, 'imprenditore' ben conosciuto in Puglia per la sua spegiudicatezza (leggi 'criminalità') politica e finanziaria.

 

 

Per concludere, la solita domanda: che fare?

 

Da mesi siamo impegnate in una campagna di controinformazione e di resistenza, che si sta concretizzando in innumerevoli iniziative, riunioni, comizi, partecipazioni ai presidi, corsi di formazione sulla cura e la gestione biologica degli uliveti, interventi alle radio, azioni dirette.....

Non vediamo altra strada da percorrere che non sia quella della diffusione di una sempre maggiore consapevolezza e della opposizione concreta, diretta, agli interessati e devastanti piani delle istituzioni. Resistere all’eradicazione degli ulivi e non subire l’imposizione dell'uso obbligatorio dei pesticidi è ormai un passo fondamentale: bisogna mettersi in mezzo in prima persona, impedendo fisicamente che il piano regionale-europeo e commissariale si realizzi.

Inoltre, ma questo lo facciamo da sempre, occorre dare un calcio alla politica della delega e alla sua propaganda, all’economia del profitto e al suo dominio, riprendendosi in mano i saperi, le pratiche e l’organizzazione della nostra esistenza: un'esistenza ridotta a mero calcolo di profitto da chi invece non conosce limiti alla realizzazione del suo tornaconto personale.

 

 

                                                                     l'assemblea delle comunarde di URUPIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Urupia, 20 dicembre 2015

 

Il precedente contributo della nostra assemblea è stato scritto durante la scorsa primavera, in un periodo in cui anche sul nostro territorio la confusione regnava sovrana e le lotte e le azioni dirette contro il Piano Straordinario del commissario Silletti erano all'ordine del giorno.

Da allora ad oggi, grazie a numerose proteste e azioni di contrasto, compresi anche diversi ricorsi legali di cittadini e agricoltori e una intensa diffusa attività di controinformazione, il Piano è stato sospeso e poi 'revisionato' due volte, in base anche all'opportunismo del periodo elettorale, durante il quale tutti i politici di tutte le bandiere volevano assolutamente salvare gli ulivi del Salento (salvo ri-sposare le ragioni del Piano il giorno dopo le elezioni).

Ciò nonostante, grazie soprattutto ad uno spropositato dispiegamento di forze di polizia (centinaia di militari ad ogni operazione, nessuna arma esclusa!), i tagli e le eradicazioni sono andati avanti, soprattutto nelle zone in cui la forza della popolazione contraria era insufficiente e dove invece era diffuso il consenso interessato: grazie, infatti, alla disponibilità del governo e della commissione europea, sono stati garantiti compensi prima di 110, poi di 240 e, alla fine, di 265 euro a pianta tagliata o eradicata!

Calcolando che un ettaro di uliveto secolare può arrivare ad ospitare anche un centinaio e più di piante secolari, escono fuori cifre (25/30.000 euro!) che nessuno potrebbe mai garantirsi con una vendita (e alle persone interessate rimane anche la proprietà e la legna da ardere, o da vendere).

Come diceva un famoso mafioso in un film: “Faremo una proposta che non possono rifiutare....”.

Anche perché, per il proprietario che invece si oppone, il Piano Straordinario (in tutte le sue versioni) prevede una pesante sanzione e l'obbligo di sostenere in prima persona il costo delle eradicazioni! Sanzioni simili sono previste anche per chi si oppone all'uso dei fitofarmaci contro l'insetto vettore.

L'ultima strage di ulivi secolari è di qualche settimana fa, quando sono state abbattute  con le ruspe oltre 900 piante: il proprietario dell'azienda coinvolta (l'azienda si chiama TORMARESCA) è un certo conte Antinori, toscano, più interessato probabilmente all'impianto di nuovi vigneti che alla gestione di improduttivi monumenti secolari.

 

L'ultima informazione che vi diamo riguarda le comunicazioni giudiziarie che la Procura di Lecce ha inviato qualche giorno fa a dieci tra i principali protagonisti dell'affare xylella: da Silletti ai vertici del Servizio Fitosanitario Regionale, da alcuni baroni del CNR e dell'Università ai capi dello IAM, ecc. Non risulta però al momento indagato nessun politico, nessun direttore di quotidiani, nessun rappresentante di Associazioni di categoria, nessun ministro, nessun commissario europeo.

Ma, soprattutto, l'inchiesta non mette in discussione il principale caposaldo della politica 'stragista' della regione: quella delibera, cioè, (la 2023) con la quale la Giunta Regionale Pugliese, già il 29 ottobre del 2013, alla quasi totale unanimità, ha decretato l'estirpazione di tutti gli alberi 'infetti' e l'inondazione del Salento con i pesticidi delle multinazionali della chimica.

 

 

 

 

 

                                                               l'assemblea delle comunarde di Urupia

Una donazione per l'Orto dei Tu'rat

Chi siamo Siamo

un’associazione culturale nata in Salento nel 2008, precisamente nel comune di Ugento (Le). Il nostro progetto è ambizioso ed unico in Europa; ispirandosi ai sistemi di raccolta idrica, diffusi nelle zone aride del Medio Oriente, si pone l’obiettivo di contrastare l’avanzamento di fenomeni erosivi e di desertificazione del territorio, sempre più critici in questa terra.

Com’è fatto il progetto

Dal 2008, all’interno di un appezzamento di circa 17 mila mq, abbiamo intrapreso la costruzione di grandi strutture in pietra a secco, appunto i tu’rat o mezze lune fertili, di dimensioni variabili e orientate in determinati assi, capaci di captare i venti e arie umide provenienti dal mar Ionio. Questo meccanismo permette la condensazione di aria trasformandola in acqua, utile ad “irrigare” il suolo e nutrire alberi e piante, piantumate a ridosso delle strutture.

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Conscious Island: il Reggae e Libera a sostegno dell’Orto dei Tu'rat

di Luca Brindisino

Venerdì 7 agosto kermesse di musica e cultura per supportare l’associazione salentina dopo l’ennesima intimidazione incendiaria.

Circa un mese fa le fiamme hanno avvolto per la quarta volta in cinque anni L’Orto dei Tur’at, una grande distesa verde nei pressi di Ugento (LE).

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L'orto dei Tu'rat

L’Orto dei Tu’rat, deriva il suo nome dalla componente agricola del contesto in cui si trova, dai requisiti di naturalità e funzionalità ecologica delle sistemazioni e delle attività previste dal progetto e dalla imponente presenza sul sito di strutture in pietra a forma di mezzaluna denominate TU’RAT che hanno una funzione di condensatori di umidità atmosferica. Le “mezzelune fertili” rappresentano un condensato di millenni di fatica e cura del mondo tradotti in forme architettoniche e utilizzando la conoscenza sul ciclo naturale dell’acqua e le sue interazioni con le pietre. Il progetto intende generare spazi dove il confine tra arte, ecologia del paesaggio, biodiversità, identità storica e paesaggistica dei luoghi si fa labile e indistinto.

Orto dei Tu'rat

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Premio Innovazioni Intelligenti

Attraverso la captazione delle arie umide, si è in grado di non procedere alla industrializzazione dei territori agricoli e con processi di emungimento di acqua dal sottosuolo non più sostenibile per alcune regioni. I tu'rat iniettano l'acqua piovuta nel sottosuolo arricchendo la falda di superficie ormai giunta sotto il piano di camminamento. Inoltre intorno ai tu'rat si può organizzare un giardino. Ma soprattutto un volta realizzata l'opera non ha più bisogno di manutenzione è praticamente eterna, diviene cosi ricettacolo di molte forme di vita perchè produce acqua.

Premio Innovazioni Intelligenti - Legambiente

Scheda Premiazione

Orto dei Tu'rat Via Marco Polo 67, 73055 – (TORRE SUDA) RACALE (LE)
Cell (+39) 3282260629 – e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
C.F.: SPCCSM61P05H147O P.IVA: 02865991208

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Puglia EventsEPPELA: le mezzelune fertili che spremono acqua dalla pietra

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